L’immaginario distingue e legittima senza superficialità e inesattezza l’immagine. Nel riferimento dell’icona, sotto la cui insegna che non adombra, l’immagine non si figura il lustro, essa è impegnata, per lo più alla differenza immaginaria, in un’esposizione emblematica. L’immaginario si affretta verso la raffigurazione, determina l’illustrazione e in una distrazione assimilata riproduce il simulacro della rappresentazione. Con una sensibilità non affettata l’immagine e l’immaginario combaciano, verbo insignificante il cui significato è un bacio che non riflette la lingua. Dopo le formalità inerenti la dilacerazione delle circostanze, gli aspetti mai speculari e la latenza dell’esteriorità l’immagine presenta nonostante il dativo immaginario, l’amica con la quale è esposta in emblema; dappoiché per impegni mai sopraggiunti deve congedarsi dall’insegna che non adombra. Da solo a sola, l’immaginario non sfigura, anzi senza il ciondolare divagante e confuso di un fuoco fatuo, si relaziona in infatuazione per e dell’amica, non nuova.

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2 pensieri su “L’amica dell’immagine

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