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L’abominio

La sveglia si accorda con la soddisfazione. Il presente si leva con uno stato d’integrazione, lo strumento di segnalazione acquisito in precedenza ottempera la descrizione o nel circoscritto, la suoneria impostata con la pedissequa esecuzione di un cinguettio coinvolge la realizzazione. L’eventuale ritorno sul meridiano è alfine prossimo, il presente che non si combina con le aspettative, negato per la previsione infila il tempo di festa. Non sta più nei panni, di solito avvolto in un tessuto senza tempo nota tuttora la dismisura della taglia, denotazione irresoluta tra la riduzione e l’espansione, tra il divenire piccolo, impiccolire, e il divenire grande, ingrandire. Tagliato su dismisura il presente partecipa all’ingiustificabile, escluso dalla macchia, dal repentino che si dà alla macchia e non per la prossimità dell’eventuale ritorno quanto per l’ascendente trasgressivo per adesso, non condona l’ornitocoria. Il sema divulgato in tempo di festa e in modalità deiettiva o evacuata commuta il disgusto del presente, la nausea al presagio. Quantunque la disseminazione dell’interpretazione fiorisca, schiuda l’accezione, il presente ne è ostile. In un’eccezione su cui non si sorvola l’ostilità interpretativa è un presente.

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