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Lettere efesie

La bancarella del girovago occupa una sezione dell’ovvietà perlopiù vana. La legenda divulga la maledizione che circonda e non ovvia il luogo sezionato. Tutt’altro che incuriosita, la ciondolante evidentemente all’oscuro e non misconoscente la maledizione, sembra ridurre con l’oscillazione la vanità che non la separa dall’ovvio. I pendolari che dapprima e per consuetudine non osservano le oscillazioni ciondolanti sono ora inquieti, ella è a un estremo dalla sezione; irrequieti, sono inadatti al ritorno dell’inosservanza, impressionabili, evacuano ovviamente il luogo. Contigua alla bancarella del girovago la ciondolante è trafugata, non serba più la designazione e in effetti non formula alcuna oscillazione. Con fermezza analizza una pluralità di amuleti disposti su un tessuto, residuo di un pregio, dispiegato quale ricovero della materia prima. Sugli amuleti sono incisi e adunati morfemi e monemi insignificanti, lettere formulanti il disincanto dal lemma, formula letterale annichilente la malia del lemma. Il girovago solleva dal tessuto uno degli amuleti dal tessuto e lo dispone al collo della trafugata.

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