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Da non leggere in casa

La lingua italiana assevera come la lettura in casa di determinate parole sia avventata e imprudente. Lettura tratta dalla voce interiore – invocazione; a voce alta – evocazione; ripetuta – provocazione. Il motivo della deterrenza consiste non in un’evasione del tributo allo stato della dizione bensì nell’estrazione di un requisito sciagurato: il darsi alla macchia del lettore. Dai dati in mio possesso tutte le cause avviate dai congiunti dei lettori senza fissa dimora, dei lettori vagabondi contro l’ignota macchia risultano in un nulla di fatto, l’avocazione dello stato di dizione è impareggiabile su questo punto. Ora, il lettore si chiede quale sia almeno una di queste determinate parole da non leggere in casa, prima di soddisfare la sua curiosità devo però esortarlo a prendere visione del luogo in cui è confinato e se ad esso fa difetto la dimora può proseguire la lettura, altrimenti l’incontro con l’estrazione di un requisito sciagurato è inevitabile. 

Ai segregati in una casa di correzione è sfuggita l’espunzione di una parola: ermeneutica.

Quinconce Dozzinale  

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  1. 15 novembre 2016 alle 1:09 am

    Ho dovuto aspettare parecchi giorni per leggere…

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