Il discorso è singhiozzante. Non c’è modo di sospendere il discorso. La molestatrice si giova dell’intermezzo pneumatico per riferire la facondia, continuamente il discorso non rimargina il segno, non lascia il segno. Qualsivoglia rappresaglia messa in atto per condurre alla ragione la molestatrice fallisce nella miseria del favore. Fossero, poi, parlottii dello spirito i discontinui singulti invece non sono altro che subdole effrazioni all’ascolto.

La compostezza della persona che adempie all’attività del logos, che non ritratta l’implicazione del discorso impostato, si perita della pluralità. Le personali della composizione adattate al discorso promettono il disagio, la perfida acca non eccepisce l’intromissione nella pluralità del secondo elemento, il logos non si astiene dal dire personale. Le composizioni personali turbate dai loghi intrattabili, esperiscono la decorrenza dei termini, l’escatocollo senza parole, non dicono alcunché, ritornare alla semplicità del dire è ritenuta una peripezia che trasborda le facoltà delle persone.

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4 pensieri su “La perfida acca

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