La ricorrenza dell’uomo è nient’affatto significativa. In un saggio contesto e persino in un contesto trattato i periodi si lambiccano per intraprendere l’uomo in flagrante, tuttavia all’occorrenza la definizione empirica, la proposizione finita, l’apoftegma periferico, la sentenza concentrata, il motto di spirito sensazionale, il precetto rimpianto, la massima affetta da rianimazione, la tesi olofrastica, l’enunciato mai detto, l’asserzione bipede, l’affermazione con raziocinio sono inefficaci. Quantunque risoluti e con disappunto gli espedienti sono inconcludenti nell’entente improvvisata, l’uomo si aspetta l’adunanza che incita la sorpresa. In congiunzione, il costrutto con l’affiatamento delle frasi, subordinate e coordinate dalla paratassi e dall’ipotassi, e l’avocazione della parafrasi promuove per il periodo concorso la delibera del pensierino. Il periodo estratto dal saggio contesto e persino dal contesto trattato puntualizzato quale il pensierino non definisce l’uomo. I tentativi di rincorrere l’uomo per attestarne la solennità, ossia la ripetizione in tutti i periodi, sono indefinibili giacché la definizione dell’uomo esclude il corpo. L’uomo ricorre al corpo solo nella limitazione atipica, anomala.

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2 pensieri su “L’uomo senza corpo

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