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Nobiltà – un modo di dire

La locuzione giustapposta all’idioma, proprietaria di una sezione annunciata come ubertà della facondia e perciò risentita nell’accostamento sconsiderato degli enunciati e delle proposizioni, sulla falsariga dell’asintoto che non ridefinisce il parametro del parlare e del dire, invita gli scombinati e le smodate a sorprendere le distanze, ad astenerla dalla predica. Le proposizioni smodate si congiungono all’esenzione e con una scorsa accelerano la parzialità del rema, tuttavia gli enunciati scombinati ostentano l’eiezione della nuova, la squalifica della questione che non si ripete di nuovo, e impongono alla locuzione la deposizione con cui è riconosciuta, ossia la deferenza. Intensificata, accentuata e non moderata dai successi del modo di dire, dai passi avanti, la locuzione non corrisponde l’imposizione enunciativa, per converso non scerne negli enunciati scombinati un retaggio della successione. Nel passo in disavanzo le proposizioni smodate conferiscono una congerie con cui si riprende la conduzione deleteria degli enunciati scombinati, dalla reiezione della nuova non consegue altro che un detto annoiato; il divenire- verso la peculiarità esplicita, il divenire verso della peculiarità esplicita è ulteriormente oblungo.

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  1. 15 ottobre 2016 alle 6:50 pm

    Buon fine settimana 🙂 …e non è un modo di dire

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