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Nobiltà

Sulla quarta di sovraccoperta sono accampati tanto il titolo che la graduatoria di enunciati scombinati e di proposizioni smodate. Il titolo esorta quel che chiama in un’apostrofe premurosa ma non con il vezzo dell’elementarità, le discole parole a interrompere la spiegazione del risguardo, il gioco dai risvolti contestabili, ripiegheranno in un secondo momento, e a voltare pagina. Inoltre, le incita affinché si accostino in un enunciato inalterabile dalla combinazione e in una proposizione insorgente con il seguito del costrutto modale, tanto che siano in grado di operare una descrizione. In tutta evidenza quest’ultima non soddisfa i requisiti del titolo, preoccupato ma non impensierito dalla propinquità della successione e indicando per la quartultima retroversione il volume che non fa testo, esso asserisce che in una nota ventura analoga ad un giorno lontano dall’occaso, tutta la distinzione e la rivestita superiorità, peculiarità della sua esplicazione, apparterranno loro.

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  1. 11 ottobre 2016 alle 8:56 am

    Non credo sarei mai arrivato qui senza le indicazioni di Marta ( Trame dei pensieri). Non è tanto ciò che scrivi, gli argomenti, che non gradisco quanto il modo in cui lo fai.
    Scrivere ha mutato abito, il mezzo travisato è un tasto immemore del fluido e della carta. Colloquiale non ha spazi, smarriti senza alcuna propinquità nemmeno trasversale all’incipit cartaceo: perdersi esulta infine anelando a nuova monade, nemmeno Leibniz avrebbe osato tanto. Eppure la molteplicità resiste inversa ai ritmi decisivi di una nuova comprensione, soma dormiente di alterità non condivise perché non condivisibili. Eccepire adegua, insegna, scompone in soluzioni immaginarie ( cit), stupisce ma non lascia traccia questa metafisica occulta. Cercare nuove misure aborrendo per vezzo le antiche contraddice la nescienza oblata di coscienza di sé e una nuova serie di pratiche apotropaiche appollaiate sul dorso del lettore smarriscono l’orizzonte previsto e mai arrivato. Infine un breve suono dallo spazio interno chiude l’ora di ricreazione: alla prossima lezione di autoreferenzialità.
    Ciao Adamo

    • 11 ottobre 2016 alle 1:08 pm

      Ciao Enzo,
      il senso dell’ospitalità dispensa la parola dal giacere tanto con il significato, tanto con il referente senza rintracciare la perversione della revisione. Ti racconto un aneddoto: il linguaggio ha desiderato nel fra tempo, negli intermezzi estemporanei, iscriversi all’associazione dell’autoreferenzialità, purtroppo non ha resistito alla deplorevole iniziazione giacché alieno all’immedesimazione. Il linguaggio nella direzione dell’osé ha frammentato le ombre del sé. Non pago degli esordi, il linguaggio, allora, si è iscritto all’associazione del metalinguaggio eppure, anche qui, più che l’iniziazione il principiare è stato inconcludente dacché l’intimità linguistica è oltrepassata da tempo con l’estro non altero delle smorfie.

      • 11 ottobre 2016 alle 3:58 pm

        Il sincerarsi dell’evoluzione allo scrivere non era necessaria in questo caso. Più interessante la presbiopia rivolta a certe pieghe di essa: interessanti le sconfitte e le temporanee vittorie. Esse non riescono ad inficiare le smorfie. Elidono semmai la validità delle scuole di formazione. Nonostante tutto mi diverte…ciao.

      • 11 ottobre 2016 alle 4:20 pm

        L’assiologia delle scuole non pratica la petizione di principio, quantunque le direttive dell’impiego propendano per una competizione della lessicologia e della sintassi, lo svolgimento morfologico non invoca, nella figura del rimedio, la fonologia.
        Ciao.

  2. 11 ottobre 2016 alle 10:40 pm

    Aiutoooooooooo 😱

    • 12 ottobre 2016 alle 11:16 am

      La calligrafia avvezza all’uso strumentale dell’inchiostro implica alcune macchie, la digitazione ha dalla sua il vantaggio di essere senza macchia, pertanto in un rimando suadente alla cavalleria risponde alla richiesta di soccorso con un cenno di silenzio.

      • 12 ottobre 2016 alle 8:41 pm

        Basterà il silenzio a soccorrere la malcapitata?

      • 12 ottobre 2016 alle 11:00 pm

        Il silenzio prende in parola l’evocazione del soccorso senza il senso chiacchierato della misura.

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