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Dipsomania

Al brindisi il rivoltato non si diverte con l’amalgama linguistico. Egli sente il cattivo gusto di una lingua in cui le parole si appiccicano alla fonetica, il voltastomaco di una compitazione in cui alcune sillabe scriteriate ingeriscono le lettere in una decadenza della nausea. Il rivoltato depone il bicchiere, al dubbio di tradimento che non avanza dal rivoltoso risponde con il voltafaccia del non aver sete. Corrucciato il rivoltoso lancia un’occhiata alla sobrietà e all’ubriachezza. L’ultima, staffata e lesta, ribadisce la negazione della riduzione, al rivoltato non è consentita la salute sottratta, la degradazione non è all’ordine del giorno. In confidenza con il rivoltoso la sobrietà abiura il grado dell’ubriachezza, spesso è sopra le righe per un succedere dell’alticcio, ciò non toglie che l’astensione rivoltata sia propedeutica ad una concitazione dell’ambivalenza, cin cin da scongiurare. Anche se abbeverato dall’ebbra parenesi, dal memento frugale, disgustato dalla congiura del cin prestabilito, il rivoltato riprende il bicchiere e lo accosta ai terzi raffigurati in sobrietà, in ubriachezza e in rivolta. Purtroppo il verbale non importa diletto, per indecifrabilità, della frase brindata, è da concludere che una perifrasi sarebbe astemia.

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