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Il retaggio

Il notaio convoca repente gli isti e un iano. Prima che i suffissi pospongano la determinazione e la riforma egli li esorta all’accomodamento, ovvero l’espressività del linguaggio espropriato. Il notaio enuncia che tanto gli isti quanto un iano, in una revisione d’insieme, si ritengano quali rinunciatari della tradizione per un adattamento alle proprietà di linguaggio, ossia riportino in analogia la denuncia in proprio del linguaggio. Nell’ora ammodo, in modo dell’ognora, gli isti non conformano un iano, il timore del tradimento nominativo, della relazione adulterata con il soprannome, nel prefiggere diviene inconfutabile. Il notaio dissuggella il legato senza lascito, la penultima parola dichiara che intra gli isti si ripartisce la derivazione della nozione nel mentre che un iano frena la mobile irragionevolezza del concetto. Prima che i suffissi in ista anticipino la revoca del concetto ragionevolmente immoto, il notaio legge una postilla del legato senza lascito. D’un tratto il notaio è un termine di veto, non può essere tratto, egli diviene il nota-io.

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