Alibi

Qui e lì non si esige l’estradizione. Qua e là s’inoltra la vertenza sul rudimento di introduzione. Nel frattempo, in approssimazione e lungi dall’assenza, il fuoribordo rinuncia alla fuoriuscita, per un affinamento della locuzione non proferisce l’esuberanza; l’introverso abdica alla contraddizione, per una dedizione alla modalità del dire, il detto modale rifiuta la versatilità. Nel contempo, l’ubiquo presagito in introspezione e presentito in estrazione non risponde agli accenni intravisti e agli allettamenti estrapolati. L’ubiquo non è toccato dall’inoltre, tanto al contempo quanto nel frattempo si è addentrato nell’oltre, ora in difetto di qui è distante dalla vertenza e dall’introduzione. L’ubiquo non è punto dalla fuoriuscita, sempre e ovunque con il lasciapassare dell’estradizione ha ricomposto il fuori serie che addiziona l’eccezione e si è conformato al fuorilegge, inequivocabilmente senza esuberanza. Quel che incuriosisce l’ubiquo, lontano da ogni approssimazione, esprimente l’imminenza e la propinquità al lungi dall’assenza, è altrove. L’ubiquo è sprovvisto di alibi.

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Il letterato

I trattini disponibili attirano il termine. Quest’ultimo, incompiuto, è inalterabile dall’occulto, ossia detesta almeno la sottrazione, pertanto ripiana il tratto per lo meno con la detrazione e non la deduzione del trattino. L’incompiuto non si accomoda sul trattino unico, avanza nel decorso della varietà, la detrazione di un singolo trattino è differente dalla deduzione di un trattino singolare, un trattino non s’immedesima al succedersi del tratto o al conseguire del detratto, al pari del principio degli indiscernibili, il trattino diverge dal trattino. Con la ritrosia del palindromo il termine incompiuto conta otto trattini indiscernibili. Finitime alla disponibilità, le lettere ragguardevoli deplorano la trilogia dell’origine. In parola, l’incompiuto osserva come tre trattini con la celia dello scioglilingua siano occupati dall’origine tribolata, dall’iterazione vocale della o. Le lettere ragguardevoli sono obbligate a ripianare la sottrazione, in quanto ostili alla contrazione livellano il carattere curvilineo, correggono un requisito proprio in una linea del disegno da forca. Con l’indugio scorsoio il termine incompiuto distingue nel riguardo delle lettere impegnate nell’allineare il patibolo e la sagoma oscillante l’assenza di cinque irriferibili lettere. Con il risalto del posto e l’inopportunità della sentenza, le lettere elle, bi, ci, vi e a impegnano i restanti trattini esenti dalla trilogia dell’origine, una segnatura fuori luogo.

Liquescenza

Sul litorale si delinea la battigia, il de scrittore senza la senseria strumentale, con le appendici mimanti l’algoallucinosi, la fantasia periferica che non ha la minuzia dell’apparenza decentrata, solca o, in consonanza, verga la sabbia. Più che accumularsi nei limitrofi i granelli si contraggono senza ridursi allo strato approfondito. La traccia del de scrittore diviene il fantasma insabbiato. Eppure la linea della battigia visibilmente ondivaga muta, dall’ubicazione dello spiaggiato essa si addentra e permuta il delineare. Nel reflusso la traccia del de scrittore è deformata, il divenire del fantasma insabbiato appare quale un mostro in fieri, nei reflussi la sabbia vergata è appianata da una spuma in analogia ad un finimento evanescente tanto del fantasma insabbiato quanto del mostro in fieri.

Abbordato ma non fondato allo scolio, lo scrivente annega la fantasia periferica, le appendici mimanti e l’apparenza decentrata, con un segno senza membri che non simula né la determinazione né la decomposizione della forma, ovvero ciò che si riversa dalla scritturazione, la forma scritturata quale ricetto o ricettatrice è incapace, egli diletta con la calligrafia amorfa della scrittura liquida.

Delinquere

Nel giudizio problematico ove vige l’assenso di grado zero, i cagionevoli non avocano l’occasione quale apologia della contumacia. Il capo di attribuzione modula un’evacuazione, invero i cagionevoli sono sorpresi in flagranza di versamento. I portavoce riferiscono la modalità dell’equivoco, questo si è esaltato nell’enunciato per il fare circospetto dei cagionevoli. I portavoce non sono sorpresi da nulla, ovvero dall’impresa della doppia negazione eppure che uno o più cagionevoli siano invulnerabili alle osservazioni o siano in grado di resistere ai contraccolpi appare non solo inverosimile, sensazionale. In flagranza e non a suo seguito i cagionevoli versavano l’eccipiente metamorfosando lo sfuggente in inafferrabile. Per quanto il giudizio problematico sia refrattario ad osare la metamorfosi non può sottrarsi alla provocazione, ossia alla concessione della parola cagionevole. Nell’evidenza dell’occaso i cagionevoli sono incapaci di prendere la parola o di sollevare dalla responsabilità i portavoce, confusi nel giuramento dei prestanome. I cagionevoli più che versare o riversare l’equivoco, svuotano il giudizio dal problema come il problema dal giudizio senza la minuzia del viceversa, senza la riproduzione per converso. I cagionevoli delinquono in quanto svuotano la parola doverosa.

Diversivo

L’immagine allontanata non fa senso, si riserva di non fuoriuscire. L’immagine allontanata dà lustro all’oltraggio. Nulla osta a che quest’ultimo releghi le passioni nell’egida irrigidita. Nella periferia in cui la raccolta del dato assegna il dovere, gli elementi in assetto di struttura avvicinano l’immagine allo schermo, altrimenti detto parasenso, essi sono rincresciuti giacché l’allarme silenzioso pare, anzi no, di certo non segnala. Ad ogni modo l’iter che non è stato mai verificato da un’esercitazione, pronostica il riferimento al negoziato. Il più o meno perspicace dei negoziatori assume la direzione del parasenso, stabilisce o perlomeno tenta di terminare un rapporto oltraggioso, perlopiù l’oltraggio è propenso a determinare una relazione non reciproca. Oltremodo non avanza alcuna ripetizione. Il negoziatore lo supplica di non esasperare gli elementi in assetto di struttura, essi sono in dovere di proiettare l’ammirazione per la conflagrazione. L’oltraggio ripiana i difetti del raggiro, invita il negoziatore e, in deduzione, gli elementi a non disperare. Prima che il dato irrompa nell’immagine, il negoziatore evoca un suggerimento con la facondia dell’esperienza, in quanto negazione dell’ozio egli esorta l’oltraggio a mostrare un atto contingente, ovvero a moderare la rigidità dell’egida e disimpegnare una passione dimenata. Solo nel caso riferito il dato non irromperà in atto.

Alea

Sullo scrittoio sono giustapposte tre pagine bianche. Con avvedutezza le tre recisioni superiori sono allineate. Il maldestro volta una delle tre pagine, il verso presenta una sequela di linee annerite di frontiera circuite dall’albedine. Il maldestro non capovolge in rettitudine la pagina diversa, volta una delle due pagine bianche, a sua volta il verso nient’altro che controverso, presenta una sequela di linee di frontiera annerita circuita dall’albedine. Il maldestro non rivolge in correzione la pagina diversa, gira la pagina bianca che senza l’impronta di un raggiro presenta una sequela di frontiere oscure allineate all’albedine. Le tre pagine diverse e le loro recisioni sono delineate. Il mancino abbozza un sorriso e senza mostrare la preferenza osserva su quale delle pagine diverse il maldestro abbia impresso la bozza.

Pragmatismo

I disfatti avversano il fannullone. I disfatti giustappongono una conseguenza citeriore alla prassi. Il citeriore non equivale ad un settore limitrofo nella topografia semantica, non per altro è esotico. La prassi, non a ragione ripristinata, non la spunta con l’interdizione, si mostra interdetta alla giustapposizione di una conseguenza esotica. Ragione per cui i disfatti differiscono dalla faccenda se non dall’affare scompaginato proprio dell’inerzia. A loro dire il fannullone lascia il segno mediante l’incanto dell’enunciato. Il fannullone incanta per l’enunciazione in due parole, pertanto i postumi del dualismo non riverberano gli effetti. Fa nulla, l’incanto dell’enunciato. I disfatti giustappongono alla conseguenza citeriore un’ultima conseguenza, eppure nel caso dimostrato il fannullone formula il fa nulla. La prassi del fannullone, se la possibilità di una prassi gli si riferisce, non è incrinata dalle conseguenze, ciò che i disfatti interpretano come una forma del soprassedere, una comodità che differisce tanto le supposizioni quanto i presupposti, non è altro che un enunciato coincidente con l’azione: fa nulla.

Allotropia

Nello strumento di trasporto è vietato, in modo categorico, parlare alla conduzione. Il transeunte sprovvisto di itinerario, non sprovveduto, non seleziona gli accomodamenti prosaici né la metrica dal piede tetico o dal versipelle sesquipedale. Nell’immediato obliterare del titolo di viaggio con la proiezione appuntita, non in punta di piedi, del turismo, espone al transeunte smarrito in itinere la tesi della decifrazione, questi contrassegnato come accomodante, appone il logometro al quanto, in effetti se segnalati i transeunti alquanto spropositati in logomachia proporzionano la nota del preterire e dell’estradosso eretto. Per arrestare il colloquio della tesi e del logometro è necessaria la prenotazione, il transeunte si riserva la fermezza in anticipo sul preterire e sull’estradosso. La conduzione con l’assistenza di una retro riflessione stende le osservazioni, mai speculari, che precludono, impediscono la caducità del transeunte. Al capolinea, uno dei due transeunti, è impossibile riconoscere quale dei due, se il transeunte sprovvisto di itinerario o il transeunte smarrito in itinere, abbia prenotato la conferma, appropinqua l’intervallo del conducente per rivolgere la parola.

In logomachia, la conduzione fa assegnamento sullo spirito per declinare la trovata del transeunte.

Segreto di stato

Crescenti episodi di annichilimento si verificano. Il nullafacente, non inscritto all’ordine del quotidiano, sospetta non tanto l’occultamento in potenza quanto la sbadataggine della relazione. Non si modella sulla versatilità del fare nulla, la revoca degli esiti non gli è mai andata a genio, per cui comincia a sentire se circola la comunione dell’evento. Sia il paradosso che la dossografia non glissano, passano sotto silenzio, solo il paragrafo rimanda alla consultazione di un agente segreto in pensione che, previo brindisi, chiacchiera intorno l’essere e l’evento. Giacché la linea del paragrafo risulta quale l’unica sostenibile il nullatenente si reca in questura per uniformarsi al senso comune, ivi apprende dall’appuntato come un pensionato nottambulo nel caso in cui non attutisca il rumore dei passi con una felpa sia eventualmente tradotto di peso, all’albescere, in biblioteca. In luogo del significato precedente il punto di angolazione temporanea, egli riprende il nulla di fatto, il pensionato, ex agente segreto, dopo il brindisi e la frantumazione del calice protesta per la certificazione in decesso di un alias. Concluso in un nulla di fatto il sopralluogo in biblioteca al nullatenente è richiesta da un vettore a volto scoperto, altrimenti coinvolto, una sottoscrizione incognita, un infirmare incrociato. Scartato l’involucro e la custodia legge da autorevole fonte anonima come nell’eventualità in essere l’annichilire imbianchi la descrizione.

Oggidì

Lo scaduto, il che non è un genere alimentare, osserva le calende. Un rovere lo investe o lo involge, di sorte la caratteristica cromatica della cifra è ottenebrata. Con un’inquietudine impenetrabile, lo scaduto si reca al bar, non un’unità di misura della pressione, la pressione usuale, quanto la pubblicazione di un esercizio per non ricadere nell’errore. Di stanza nell’esercizio e senza l’enunciazione di un ordine, lo scaduto è riconosciuto da un’abitudinaria di mescita. Dopo un accenno di amabilità, il piacere dell’educazione non va mai disappaiato, essa chiede se contribuirà all’aggiornamento della festa. Lo scaduto arrossisce, la protanopia è esclusa eppure esso avverte sempre più l’infestazione. Non dice di rimpiangere il quotidiano rabbuiato o il ricorso alla porpora festiva, allo scaduto non difetta la data dell’opportunità tuttavia è innegabile come il quotidiano sia sostituito dal giorno di festa, non la solennità dell’avvenire, né la versione personale della ciclicità, né la celebrazione dei cardini quanto l’infestazione ognindì. Oggi è il dì di festa del duplicare.