Trama

Il generale degradato è sfinito dalle continue vessazioni, dalle ininterrotte opposizioni, dai distinti soprusi dell’ontologia. Senza indire una riunione semplicemente argomentabile dall’essere e dalla dispensa dell’intelletto, ossia la totalità, intuisce il puntello del participio. Quest’ultimo retrocesso all’allontanamento dall’elemento assecondato, mai più quasi, tetragono e quartultimo decide la sovversione e la deposizione, non l’insurrezione. In un colpo afferente che non inerisce alla degradazione del generale viceversa all’ultima renitenza, il participio depone l’essere e evoca senza dire, con un’elezione, la sostanza. Tuttavia delineata la flessione del verbo con la distensione della sostanza strumentale lo stato conserva la denominazione dell’essere. Il sostantivo, lo stato, partecipa tanto della conclusione sostanziale quanto della denegazione nominale ontologica. Insomma lo stato sostantivato è uno stato sostanziale, l’anonimato di un colpo di stato deontologicamente perfetto.

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