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La deposizione

Il titolare del negozio ordina al deputato all’attività di porre l’oggetto al proprio posto. Il deputato all’attività si muove nei contorni di un asse percettivo fisso, estrae dall’obiettività tropica l’oggetto e lo dispone in un posto difettoso, prospiciente l’apposizione. Il titolare del negozio manifesta il disappunto della svista, la disapprovazione della trasposizione, non ipotizza la baraonda dell’insegnamento. Con un disfare annoiato subordina il deputato all’attività all’esporre il posto in proprio dell’oggetto. Questi detrae l’oggetto dal posto difettoso e sorteggia la delega in proprio del posto. Esorbitato, il titolare del negozio non crede ai fenomeni della percezione, ferma più che affermare la critica, il moto del deputato all’attività. L’attività non conosce la proprietà dell’oggetto, è assiomatica la mendacità del colloquio durante cui essa ha dichiarato il possesso dell’oggetto, nel particolare la caratteristica in istanza di stare al suo posto dell’oggetto. Il titolare del negozio suo malgrado revoca la deputazione all’attività, la quale depone l’oggetto.

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  1. 21 giugno 2016 alle 3:07 pm

    distinguere è nel muovere… il titolare estingue l’attività…

    • 21 giugno 2016 alle 3:18 pm

      Esatto. Il titolare esige, spinge fuori, nell’ingerenza dell’adatto.

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