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La formula magica

Prenotato il teatro, gremito in ogni ordine risposto, esaurito all’inverosimile. I manifesti in adesione all’allucinazione hanno denotato la curiosità. I percetti hanno impressionato il competere per riservarsi la svista non abbagliata. Alle percezioni ospiti sono stati tributati gli onori del miraggio. Alla ribalta il mago è nudo, svestito dalla scenografia, così come la taumaturgia, che per una previsione risulta assistere, l’ha privato dei costumi. La presentazione della rassegna duplica la solitudine, l’attitudine al solipsismo dei coscienziosi, una setta di maghi eretici che seleziona la magia senza la suggestione della destrezza. I manuali essoterici affermano che tali coscienziosi sono mancini, si addestrano con degli obiettivi sinistri. L’acme della ribalta è segnalato dalla variazione oggettiva, ovvero la scomparsa dell’oggetto. Il mago mostra ai percetti e alle percezioni ospiti le facce dell’oggetto, l’ordine riposto ne ammira gli aspetti. Pronuncia la formula magica: “Esse est percipi”, l’oggetto si assottiglia in pulviscolo, si polverizza con le vibrazioni del plauso, del consenso recepito.

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