12:21

Noemi, una pluralità, è impigliata in una separazione. Da un lato dispiega i limiti di una relazione, le svolte, le deviazioni, le trattenute sinistre, dall’altro lato ripiega le ritrattazioni dell’indivisibilità, gli ennesimi coinvolgimenti, le imprese di una virata maldestra. Nella ricorrenza dell’individuazione del nome proprio, Noemi è considerata a manca umorale ma non atrabiliare, a dritta volubile ma non perversa. Tanto da un lato quanto dal relato le addizioni sono indefinibili. Oramai esausta, Noemi, una pluralità, riposa le espressioni su uno strumento fenomenico. Nel nunc mai in orario, avverte uno stato mai così estraneo alla condizione e alla supposizione, in cui la riflessione è sospesa. Nel nunc, lo stato della sospensione non specula sulla fermezza della proposizione, anzi muta di significato, raddrizza da un lato i limiti di una relazione, distende dall’altro lato le ritrattazioni dell’indivisibilità ripiegate in asse.

Noemi, una pluralità, appare minuta come la riflessione sospesa e la speculazione non proposta, in poche battute mai sminuire il decorso dei noemi, mai ridurre l’affezione inseparabile ad un diminutivo, Noemi.

Noemi, un diminutivo, comprende l’angolazione nelle semirette, il numero e la linea, né il numero in linea né la linee numerabile. Ora, 13:31, la riflessione è inseparabile a manca, la speculazione è indivisibile dalla direzione.

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