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Verbigrazia

L’ordinario ferma con il rovescio il battente, ingombra la contingenza ondivaga sui cardini. Il quotidiano s’introduce nell’uscio e varca l’ingresso, segue la routine, orfana di madrelingua. Con lo svago della rettitudine l’ordinario esenta l’incardinare, per converso avverte l’avvenenza della singolarità, il pregio privo di valutazione, un grazie. Di nuovo, ostacola il vagheggiare dei cardini, con il verso squadra il tacito quotidiano e la routine limitrofa. Replica all’avvenenza della singolarità, del grazie quotidiano,  con un immaginarsi la pluralità delle volte denudate delle abitudini. L’ordinario replica al singolo grazie del quotidiano con un figurarsi l’armonia in senso lato, un gradazione non riposta nel terzo incluso né nel relativo rinnegato. Il contorno dei cardini ribalta il battente, l’ordinario divaga sulla via della consuetudine, ovvia la banalità. La routine, orfana di madrelingua, risente dello svanire in immagine dell’intimità o della consonanza figurata, ad ogni modo grata all’ordinario che non abbia replicato con la logica dell’inclusione, il grazie a lei, o con il rinnegamento della rappresentazione relativa, il non c’è di che.

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  1. 22 maggio 2016 alle 10:49 pm

    che singolare battente

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