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Antologia

Il piano di enunciazione è sfiorito. Cos’è, se non un ulteriore costrutto per rinverdire i corollari. Recisamente no. Negli ordinari periodi che non si dilungano in volteggi delle subordinate, è frequente smuovere le osservazioni, una calca di enunciati satura l’esercizio del fioraio. Le astruse richieste si susseguono, il fioraio le ottempera senza obiettare, senza eccepire la selezione, è solito che apponga il punto al periodo con la lingua da fuori. Chi o cosa connette la sintassi del fioraio? Gli enunciati coloriti. Quali articolazioni del senso? Una ricorrenza della struttura. Un esempio che garba ai più, l’enunciato strutto che ha dispiegato le prescrizioni sintattiche per un’affezione appassita dell’enunciazione, sistema il senso reciso della comprensione, il distrutto, con una fragranza significativa, altrimenti composta. Per un succedaneo contrappasso gli enunciati coloriti, laddove il colore consta in un’interposizione, in un frammezzo – naturale, espressioni di riferimento di una sentenza vendicativa, sono detenuti in un contesto di massima, aspirano gli effluvi dell’antologia inaridita, il deserto dei fiori appassiti, un florilegio – naturale!

La richiesta di grazia sottoscritta dagli enunciati coloriti, avvizziti e contorti, è respinta dall’intermezzo sbocciato – un artifizio.

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