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Autonomia, per antonomasia

Un dialetto articola l’ambizione di affiancare la lingua. Per accantonare un equivoco, esso non è confinato in una delimitazione topica e tantomeno desidera contestare o sovvertire la gerarchia linguistica. Ciò a cui non si rassegna è la cosiddetta autonomia, la puntualizzazione per antonomasia che il dialetto esprima il nome a sé. Privilegia la distinzione analfabeta, senza esitazioni procede con tanto di opportunità impersonali nell’incapacità sia di leggere che di scrivere, in quel che il principio inviolabile della lingua, il capoluogo, compara ad una defezione, il dialetto esterna l’opulenza della locuzione. La dovizia che non rilegge l’opulenza e che non riscrive la copiosità è un paradigma dell’ambizione dialettale, quanto il capolinea è tutt’altro che affine al capofila.

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