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La filosofia riprodotta in laboratorio

Antonomasia in un trascorso servile della propria vita aveva incontrato, con il tramite di un suggerimento conoscente, la consolazione di Severino Boezio. La lettura non impertinente del testo le si era impressa sull’epidermide come un’ustione di grado zero. Terminati gli studi accademici fece ritorno nel territorio natio dove ottenne dell’ente locale la licenza per un laboratorio sperimentale. Nessuno degli amministratori, nessuno dei controllori sapeva quali esercizi, quali ricerche e quali mutazioni fossero condotte nello sconfinato ambiente adibito a laboratorio, d’altronde la concessione era abbastanza generica. In luogo circolarono note voci di un accordo classificato tra l’ente locale e Antonomasia per la conduzione efficace dei vertici ambientali quali punti secanti la segregazione, in effetti la costituzione imprigionata dell’ente dissuadeva dalla reclusione e dalla detenzione dei fuorilegge. In aggiunta, le note voci erano alimentate dai vettori che consegnavano apparecchi e dispositivi inscatolati, ovvero inutili. La legge interna all’ente locale era osservata in tutti i modi, le recondite eccezioni, senza subire un processo, erano esaltate all’ambiente sconfinato per allinearsi al vertice in ottemperanza all’emanazione costituzionale. L’ente locale aveva ottenuto risultati strabilianti con la politica di contenimento, il benessere era diramato all’interno dei confini noti, per le eccezioni valeva l’emendazione con il sapere dei vertici secati niente di meno che una quinta assenza dei confini. L’insistente che aveva condiviso le cinque classi della scuola primaria con Antonomasia e reclamava imprecisati diritti di successione sull’ambiente sconfinato con tanto di presentazione all’ente di un programma per la riqualificazione dell’ambiente confinato, protrasse la compagna diffamatoria nei suoi confronti. Antonomasia era citata come oggetto delle quattro assenze, difetto d’infine, carenza di pubblicazioni, penuria di ricognizioni e esiguità di affinità, lei era, senza dubbio esigua, pesava esattamente le quattro assenze attribuitele con insistenza, dal proprio punto di vista ne era lieta, nell’ambiente sconfinato aveva il privilegio di posizionare su supporto magnetico le risaltanti forme della filosofia.

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