Alienare un bene

Nel nome del padre manifesta le preoccupazioni al soprannome del riconoscente. Causa il tenebroso accaloramento, il sonno, precedente la notte, fu rapsodico. Ad intervalli irregolari con il pollice compresse il polso e successe le pulsazioni. Durante un’asfissia rilasciò l’opponibile per un viavai di vibrazioni. Si sporse dalla finestra, silenzio. Non considerò l’effetto allucinatorio, avvicinò una sedia al telaio aperto, occupò la posizione al consesso. No, non fu un fenomeno ipnagogico, dall’ambiente urbano le vibrazioni articolarono la perorazione del sesso. Il soprannome del riconoscente, appassionato fino allo sfinimento del conquasso, intravede l’alto volume di una premessa in scena pornografica o l’affanno che anticipa la generazione. Nel nome del padre è tuttora occupato dalla risonanza per prendere sul serio la degenerazione immaginifica del riconoscente. Riprende il successo pulsante ma un’immagine ne storna la ripetizione: un rincuorante in pettorina rifrangente asserisce che, tra una pulsazione e l’altra, il paziente non smisurato, né tachicardico né bradicardico, deve sottintendere l’eros.

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Circo

Un attivista e un disgraziato passeggiano per la via principale della città. In prossimità del senso unico che induce la piazza, la loro attenzione si concentra su un manifesto pubblicitario. In un decorso prestabilito dal tempo indebito la piazza sarà occupata da un circo. L’attivista è esasperato per l’abuso del rettilineo, infervorato rivolta il compagno di sventura e si dice pronto ad occupare la piazza. Il circo è smontabile e prima che gli acrobati raggiungano la curva, sentiranno la sua ragione, lo strepito di un’acclamazione, la piazza è il luogo ove i domatori sono lacerati dai rimorsi. Il disgraziato, incurvato dal peso generico della svolta attiva, affascinato dall’esercizio al trapezio, obietta che il circo è tutt’altro che scomponibile. La locuzione in itinere è inapplicabile, senza andare nello specifico, nei limiti del manifesto il decorso prestabilito ne nega la disamina. Dunque, l’attività di smontare il circo nel significato equestre termina con un colossale fraintendimento dell’occupazione. La piazza sarà rifiutata per l’eccessiva frammentazione della scomposizione. I dialoganti sono giunti all’ingiunzione della curva, la risonanza si avvicina all’assonanza, all’equivoco, l’ultimo frammento chiaro: […] non saprai la direzione da riprendere, sarai scombussolato dal rettilineo corretto giacché confermerai la resa della piazza itinerante.

Onomasti komodein

Sono tutto punto per uscire dall’ambiente domestico, uno sguardo al calendario e varco la soglia. In strada mi attende con l’enfasi dell’autista, un individuo presentato tale Alessio. L’individuo presente con un passato è un nome proprio. Dopo un pezzo, non saprei se bello o intero, sono consapevole che, ad ogni svolta. l’autista è nominato da altri individui presenti, non ancora passati. Nel posto assegnato alla sosta sento pronunciare il nome Alessio dall’alto, entrambi, l’autista e il descrittore, alziamo il capo, osserviamo disorientati le altezzose dimore che sovrastano le nostre individualità, una volta presenti. Scorgiamo nessuno, quantunque certi della denominazione, siamo altresì incerti dell’individualità. Nell’arco del percorso mi riscuoto e intendo il richiamo all’allusione. Il calendario oltre la soglia, rincorre il santo del giorno, Alessio. L’autista, lo trascrivo non potrei ricordarmene, asserisce che l’epinomia dell’individualità è trapassata, rimarca come sia in regola con lo xenikon.

Si ripresenta quale 17 luglio.

Mancamento

Nel territorio delimitato della Montagnola Senese gli assestati, buontemponi, segnalano all’autorità giudiziaria l’ultimo avvistamento del soggetto. Dal verbale consegnato dai connessi agli analogisti della ricerca pubblica, si evince lo smarrimento. L’analista, di turno al pronto soccorso, è richiamato in loco. Sopraggiunto, ascolta le testimonianze degli assestati, quest’ultimi riferiranno che il soggetto dell’analisi sarà giunto in tempo. L’eco del sottobosco concita la mancanza. Le ricerche proseguono a ventaglio fino all’imbrunire. I volontari distribuiscono l’esenzione del soggetto. Alle prime luci dell’alba, un soggetto rinvenuto ai margini della grotta dell’ugola è denunciato per furto d’identità. Si apprende che i soccorritori del posto saranno convocati in un luogo ignoto per porgere, predicare o preannunciare l’avviso di cessazione delle ricerche. I prossimi mancamenti si riavranno con gli strilloni.

Gloria

In giorni in cui i Pangermanici, i turisti della frontiera, i pellegrini della parodia, saranno percepiti dagli indigeni quali giganti rannuvolati; Uvea, una curiosa finitima, avrà tratteggiato sul soleo di Atlante uno spettro.

Nel concorso dei giorni in cui gli stati generali germanici adombrano il riferimento, i convocati recepiscono sugli atlanti il sito dello spettro di Brocken.

Ufo

I convitati sono composti nella cerchia della tavola imbandita. Le sedie sono accomodanti, scostate da un cameriere ripassato. I posti sono liberi, per ellissi è una brutta figura occuparsi della curva spettante. Per collazione, non di comodo, le posate sono contrassegnate da una giustapposizione. In senso orario i convitati leggono: Ex Uffo; Auf; Uf; Ufania; Efes; Offa.

I convitati sono spigolosi, la cerchia incomodata, i pasti consumati in piedi.

Il progresso

Sul piano sono disposte suppergiù non più di venticinque forme. Per la distrazione dei distolti l’immagine è disordinata. Per l’assorbimento degli stolti, l’immagine è sinistra. I lati orizzontali del piano temono l’imminenza di un’invasione, delineati dal tremore. La dimensione del campo figura due bambini, l’uno da un lato e l’altra diafora, chini sulle forme. Il numero è diminuito, ridotto, giù di lì, tra le sottili dita sono compresse le lettere. Nella prensione infantile l’immagine mostra la forma delle lettere. Un bambino ordina l’immagine disordinata. Le venticinque forme, suppergiù o giù di lì, sono esposte sul piano invaso. La progressione delle lettere è eccezionale. L’altra bambina, diafora, inclina l’immagine sinistra. Le venticinque forme, giù di lì o suppergiù, impongono il piano evaso, naturalmente la progressione delle lettere è insolita.

Le lettere esposte e le lettere inevase (imporre il piano evaso) sono accomunate dal progresso: da sinistra a destra, dall’alto in basso, la lettera b è seconda, è inevitabile.