Il mare che non dà rilievo alla profondità è mosso. Le onde schiumose ritraggono il pendio, la risacca sorregge le rocce superficiali. Alessio osserva la puntualità del rifratto, è in bilico, non può divedere il passo retrivo, potrebbe denominare gli scogli schizzati e numerare il declivio, non gli resta che tuffarsi con il quoziente dell’inondazione. Il sub dal brevetto scaduto gli consiglia di non confidare nelle sponde, di negare l’insenatura, di non lasciarsi trascinare dal puntello denominato, il trasporto potrebbe cappottarla. Alessio annuisce, dà fondo all’innegabile, si tuffa. Il fare caput emerge dopo che la superficie bollata ha oltrepassato in lunghezza, in una dimensione, il corpo. La possibilità dell’annegamento concede al sub la sollevazione e l’emergenza, il soccorso della guardia costiera. Non rinnegherei l’opportunità dell’intento e non ritornerei a tirarle i piedi.

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2 pensieri su “Al riparo dalla vacanza: cappottare

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