La cotta

Il giustacuore contraddistingue l’assennatezza, riveste l’avventatezza con il senno di poi. Poiché il contrassegno non combacia con la distinzione la veste è astratta, senonché la trasparenza non brilla per l’umbratile, tuttavia la diopsi ombreggia l’interiore. In ginocchio, smisurata, la sconsiderata dal capo chino, esterna all’atto di figura – la figurazione, estende la sopravveste a mo’ di unguento e travisa la frizione dell’infiammazione con la fruizione dell’eccitazione. Solo un infervorato rappresenterebbe la citazione della veste con una pozione, l’essenza in acme, l’elisir che appanna l’entusiasmo.

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