Il viro

All’uomo è stato assegnato il bene. Un uomo nato sotto la buona stella o scorso nel repertorio dei vocaboli, interroga il lessico e s’interroga sulle locuzioni, la sicumera dell’estensione non significa il sussiego del concreto. La dizione del rivolgersi è un supplizio, la rivolta è un’abiura, la ribalta della replica inconfutabile. In uso al linguaggio un uomo è comune all’uomo perbene, in poche parole e non numerate, in fin dei conti in innumerevoli parole, l’uomo è aduso al boni viri. L’uomo perbene è un brav’uomo, uno per uno, perlopiù, uno più uno è in cattività, versa il tributo alla bontà e alla bravura, da cui il contributo del buonuomo al beneplacito della risposta. L’uomo ammodo è un’accezione che incattivisce la contribuzione, un bell’uomo, differenzia la bravata dalla beneficenza, esaspera la benedizione e non risente del contraccolpo da detonazione, la bilabiale sorda e la bilabiale sonora.

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