Atemele

La xenoglossia d’inverno tiene la lingua a freno, tra i denti, non salta a rapide conclusioni, di rimbalzo arricchisce il vocabolario con le parole interiori sulla mucosa, non umetta le labbra, teme che si screpoli la punta della dizione o che i margini laterali, per l’adiacenza dei canini, connotino di cinismo i sintagmi papillari, sul solco mediano sono appuntati i fonemi ceruminosi del padiglione auricolare, l’amara combinazione di acrimonia e nemesi. In primavera segue la linea delle labbra e del mento, si flette o s’inarca, la linguaccia riproduce sull’epitelio la connessione, la ripetizione, l’articolazione, la latenza e la serie allofoniche, i lessemi sono squame. In primavera, la linguaccia  segnala i lessemi squamosi come la mucosa imbevuta di vino, tira fuori la xenofobia.

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