L’essenza rigenera il participio presente del verbo essere. La degenerazione della presenza è nel diverbio dell’ente. La specificazione dell’assenza è nel proverbio dello stato, acciocché sia quel che sei devi indicare il modo congiunto.

La seconda essenza è salvaguardata. Nel kairos in cui è convenuta l’esistenza, l’essenza è in via d’estinzione. Come specie protetta e come genere satellite l’universale essenza è diversa nell’esistenza definita.

La terza essenza riverbera la desistenza e resiste all’essere stato. La resistenza al participio passato è un’eversione dell’universale essenza. La desistenza è un’inversione, per converso, dell’esistenza nel riverbero dell’universale essenza.

La quarta essenza è il gerundio presente del verbo essere. Essendo resiste all’essere stato, essendo non è definito come esistente, essendo non è per giunta il proverbio dello stato. Essendo è l’avverbio di modo dell’essenza. Essendo desiste, essendo è l’universale essenza infinita, essendo è la palingenesi dell’ente. Presente come modo d‘essere, essendo fa comodo all’essenza. Essendo essente, essendo infinito, essendo desistente, essendo, la quarta essenza è essendo endo/onto.

La quinta essenza è ciò che segue l’endo della quarta essenza, l’endogenesi del proverbio, è ciò che prosegue l’onto della quarta essenza, l’ontopalingenesi del verbale, l’essente quel che è e l’essente in quanto prima; la quintessenza endocentrica.

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