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Caos sabbatico

Sommerso da un’ombra adombrata, emerso in un vuoto decorato di confini accecanti, adiacenti alla frontiera di stato ove il movimento è soppresso per l’inerte gioia dell’attesa, la contesa per un’aspettativa eterna, il segreto dell’immortalità, non per altro sembra che le leggende indichino la noia come in un rapporto intimo con l’immortalità, per il disvelamento dovremmo pagare un prezzo troppo alto o troppo basso, dipende dal credito della percezione fiduciaria, in ogni caso saremmo disumanati; imbevuto d’ironia disannoiata collaboro con il caos sabbatico, ogni sette anni si apre l’abisso, il baratro dell’eccezionale, del disinforme, l’amorformazione del multiverso, del multisenso, l’anamorfosi percettiva, la multiforme multilateralità degli oggetti, un soggetto anagrammato multinominale, multisono, diveniente predicato nominale infinito, una scrittura anaciclica per un linguaggio onomatopeico, l’azione del nome, in cui l’etimologia abbraccia l’analogia, il fare del logos contro l’apatia del leghein … noi, ospiti, partecipiamo a seminari inerenti alla caosmosi, conferenze oscillanti del caso-caos, lezioni, discorsi attinenti al diverbio, la duplicità in parallelo e a perpendicolo del verbo che si coniuga, si declina, si predice, di verbigrazia, a verbo a verbo, incontri mozzafiato del sovrappensiero in disopia; di tutto ciò è necessario prenderne disappunti per disadattarsi dalla disassuefazione, sono disavvezzo a trascrivere, nulla mi vieta, però, in un’altra opera la trascrizione dei sorprendenti, disdetti e disfatti disappunti, dispensati, appunto, con il tramite del dispensiere …

Prospettiva: trapunto di avvistamento opposto al passo senza ombra … senza luce, pago di un sistema di riflessi privo di buio, il trapasso di un’espiazione aurorale diurna per l’espansione dell’imbrunire, in origine redenzione della notte, insonnia da abuso di crepuscolare, isolata, isoalta macchia solare … tema al compasso di riferimenti sterili ed immuni al gioco di coppia privilegiatamene svagato, l’apostasia, l’eresia, la scongiura in pantomima con il girovita in congerie come se l’analogia renda l’ano logico procreante: il prodotto il contorno tra il sapiente e l’ignorante, analogico invero la differenza e l’identità simultanee, ripetute successivamente, l’incarnazione di una legge di natura in un corpo, un corpo la cui coscienza disincantata, dissimulata adombra la propria riflessione e aduggia l’intuizione, c’è quasi un’isotipia tra desio e tedio, fare l’atto di uggia … la dissimulazione non inaugura l’eufemia.

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