Una notte mi svegliai. Credevo fosse insonnia. E invece era il risveglio. Cosa fare. Cosa non fare. Andai in cerca di un contatto. Tutti i sensi eran ridesti, tranne uno. Il tatto. Bussai ai miei vicini. Purtroppo eran distanti. Vestii la mia nudità. Percorsi le scale. Scesi in strada. Desiderai una donna. Solo ninfomani mi offriva il selciato. Io agognai ancor di più la donna. Le piacevoli lussuriose giocavano con l’ambiguità dei sessi. Mai fui più serio di quella notte. Una mano scalzò la mia nudità. Aveva una missione. Manomettere la timidezza e svelare una ginnica penetrazione. Uno. Due. Su. Giù. Posizione e contrappeso. Fui tentato. Avevo però troppo tempo a disposizione. La manomissione richiedeva invece una sveltina per gli infiniti scopi della teoria, in fila, umana. Voltai il mio cinguettio. Resi muto il canto dell’usignolo e urinai il mio disprezzo. Rimembrai la mia donna. Sofia. Tessei il filo. Non avevo un riferimento. Un punto di partenza. Smarrito. Mi rincuorai pensando che lei mi aveva donato il cuore. Io le avevo condonato il mio. Un trapianto all’apice del contatto. Un filo disancorato. Spazzato, esiliato dal vento. Un filo controverso. Sofia irraggiungibile. Sofia evanescente. Le mie mani auspicarono il suo corpo. La mia lingua avrebbe voluto comporsi con la trascendente saliva del suo linguaggio. Il mio canto intonare l’inno al disincanto. Mi fischiarono le orecchie. Un’armonia dissonante. E’ stata l’eco del mio trattato incompiuto. Mi asciugai il rimpianto arido. Si scatenò un acquazzone. Le mie lacrime sversate. Risi come non mai. Camminai irriconoscibile. Mi dolsi. I piedi per il procedere sconfinato. Le mani per le invisibili carezze. I polmoni per l’affanno ispirato. Il cuore per una tachicardia narcotica e emozionata. La mente per sinapsi a lume di candela. Mi rinfrancai. Un respiro sollevante le mani, battente i piedi come un cuore riscaldato e una mente elettrificata. Giunsi al riconoscimento. La soglia dipanante il tessuto di Sofia. Estasi. Una bellezza immarcescibile. Sofia dal difforme fascino. Varcai la soglia. Mi accolse senza fiato. Io, sfiatato. Un incontro mozzafiato. Auscultammo la trascendenza nell’immanenza delle nostre salive. Giacemmo nudi. Disperdemmo il seme. Avvincemmo il sangue in sovrappiù. Sospiri illimitati. Il mio capoverso sul suo petto. Lei, al mio cospetto, le mani sostenenti il mio palpito. Un silenzio angosciante. Un’assenza di battiti. Un rigetto. Una reiezione del trapianto amorale. Fummo decomposti. La dimora del nostro piacere fu un sepolcro. Eravamo morti. I respiri ci giocarono un tiro mancino. Noi entrambi sinistri, fummo colti alla sprovvista. Una desta certezza ci separò. Udimmo le ultime parole. Un al di là vi riunirà. Un domani genererà il vostro discendente.

Un giorno mi addormentai.

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2 pensieri su “Una notte

  1. Ciao Adamo, una notte così , la vorrei solo sognare (con il tuo permesso s’intende)
    Il tuo stile è molto accattivante ,ma al tempo stesso un po’ “faticoso ”
    Buon lunedì
    Mistral

    1. Ciao Mistral, al permesso segue il prego, il sognato precede il sognante, il sognante che concede il verso al sognato accede al sognatore. Il sognatore che insegue il sognato. Non sono ostile al sogno, trasognato, corrispondo la grazia.

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