Una parola da imparare ripara tutti gli errori, orrori delle colleghe, incallite nel perseverare nel funzionamento comune e comunicativo dei rapporti, contatti costituenti il codice scritturale; respira un’aria ideale al congiungimento da ingiunzione in azione, aggiunta al sopraggiunto appunto raggiunto da compunti, compitati punti chiave di appuntamenti segreti con sospensioni della normalità in ridimensionate pagine scompaginate; compara, talaltro, segni, consegne, assegni, insegni, disegni e segnalazioni in un tiro a segno privo di bersagli – gioco in cui perforare significati, favorendo le metafore e le allegorie danzanti su un piano aconcettuale e gli emblemi di un simbolismo non convenzionale e un’insensata proliferazione di figure retoriche, figuranti, così, in un’oscena rappresentazione del debordare, l’ipersignificazione con un’esplosione o implosione di parole, con fuochi di lettere fatue, con un reiterato riecheggiare allo spasmo, con sottintesi contraddetti e addetti al dettare suddetto, per una tale sensatezza assennata col senno di poi, data l’umana meraviglia per l’eccezionale, la veglia dell’accezione e il rimandare ai posteri un’incomprensione apriori.

La parola di parola è un fatto, affatto astratto, è il tratto più pratico possibile, l’immagine tutt’altro che promessa, si può affermare che sia sempre emessa, ammessa, tra l’altro, come una necessità, un anello in una catena di condizioni letterarie per l’attestazione locutiva, la rappresentazione, la messa in scena mascherata, la sfilata di lettere in successione, in condivisione e in eccezione … senz’altro l’accezione, la percezione della ricezione … peraltro l’eccesso di un’esclamazione … l’azione di parola … parola di parola …

Parola di parola: la parola intavola il banchetto di un linguaggio con tutto l’agio del brindisi, leva in alto i calici dei significati, reciprocamente accostati in sensi vietati, il tintinnio del non senso … il calice infranto del significante, in buona sorte, l’augurio di un fraintendimento dal sorriso lacerante il bozzo convenzionale avviluppante il corso dei discorsi standardizzati per non prorompere in sensi claudicanti … la felicitazione per un’intesa dell’insensato proteso verso il controverso campo dei sensi atleticamente pronti a ospitare parole indisciplinate, copiosamente brandenti il vizio di forma.

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