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Un istante

Prego, un istante … . … si dirada il tempo, una dilatazione dell’attenzione, l’orizzonte percettivo muta in verticale. Smarrito, danzo tra le pieghe, nei risvolti del perpendicolo, coordinato al parallelo l’assioma[1] lancia un disperato grido di soccorso al superfluo; come?, l’indiscutibile, messo in gioco, tirato in ballo, lacerato, si sostiene capovolgendo la prospettiva? Perdinci!, oramai orbo, non intuisce o più probabilmente ci vede doppio, la vacuità di una dicotomia, di una logica, una dialettica inefficienti, scevre di comprensione in un territorio vergine, indisciplinato, oltretutto insensibile alle invettive di una presunzione da meriti riconosciuti … il disincanto dalla supposta istanza di un’effettiva complicità consequenziale consenziente; un cataclisma, il principio del vero accantonato, disadorno; l’imbarazzo di una sicurezza disarmata; la disaffezione ad un sapere divulgato; diviene remissiva la schizofrenia da esaurimento di notorietà …

Che diletto la puntuale assoluzione dell’impossibile!, possibile che sia potuta accadere in questa dimensione del reale? Possibile!, sì che possibile, l’accanimento alla vita è una forza lacerante gli intendimenti di Dio, muta nel pensiero che agisce sul pensiero, la grande forza della creazione … non per altro sono nel migliore dei mondi impossibili!

Ha inizio il carteggio del momento, sospeso, non protende ombra, lascia nell’ombra le rievocazioni di ieri e i progetti per l’indomani, non più interposto né coefficiente definente le funzioni di utilità, evade le proibizioni operative, sorge come un’incognita, ingloba le ceneri di un effimero mondo talmente fragile che la sola presenza di una breccia nel continuum temporale ha contribuito a demolire, erodere : esatto!; ha esatto la propria necessità per l’angustia dell’essere protetto, rintanato, segregato nella persecuzione dell’errore, rinnegato, con esasperazione smantella le speranze di un’eternità domata, imbrigliata tra i richiami e i rimandi ad un avvenire totalitario, penzolante lungo i ghirigori di un’allucinazione desiderosa di sedare gli impulsi abissali del paradosso intravisto (più che altro, così definito, con il paralogismo dell’arrogante visuale uniforme; i divertissement della contraddizione conducono, però, in avanscoperta, a intuire il parossismo monoculare monotono e con un colpo di coda delle parole creano la parabola del confusionario, ovvero la gioia del guardare per il sottile)…

(inverecondo)[2]

 

L’epistola vaticinante, un’epistola perpetuamente rivolta, i risvolti di una stola scritturata, concedente il senso di una capriola, si affaccia, senza lusinghe, sfocia nelle mie dita così come esse la carezzano … da un momento all’altro … il capotorto del destinatario, il capoverso del destino.

 

Il pleonasmo del multiforme, un mulinello dei sensi, un’acrobazia mentale, nell’estrema frequenza del solitario recepisco l’istante, lo accolgo in me, nella mia trasparenza, mi ospita con un senso di generosità quasi mortale; è insensato che solitario e solito siano parole successive!; mi mostra il chiaroscuro del proprio domicilio, gli intervalli del giocoforza, gli insediamenti finali ove in premio si brandisce la degenerazione del deicida: l’uomo assorto e risorto come immagine di Dio, della propria vittima; il suo peccato, scrivendo secondo un metodo capitale, è che neanche in questo modo riesce a scrollarsi di dosso la funesta lordura di un’aspirazione all’immortalità anemica …

Ho potuto scrivere tutto questo, a bruciapelo, con l’accondiscendenza dell’istante successivo, la cui portata non è frutto e men che meno sfocia in un’eredità, gli istanti non trasmettono un ben nulla, ospitano e sono in tutto e per tutto la propria esperienza … di più non posso dire, sono giunto al limite del comprensivo, tutto il resto è privilegio di chi avrà la tenerezza nell’impossibile e la caparbietà nell’ospitalità, … . …, e non so se anche questo basti … . …[3]


[1] retto, conforme ad un’angolazione di riferimento instradante i punti di vista e oltremodo redimente le gradazioni percipienti dell’ebbro; la misericordia è un’espressione mostruosa, è un trastullo per chi, palesemente, ha tutto in pugno… mostra il proprio pugno…

[2] mi piace questa parola e la ospito, mostra i presunti paradossi con tanto di pensieri stuzzicanti il senso vietato …

[3] riguardo l’origine di queste note, come delle parole su incrociate, nulla si può dire, sia per la natura compulsiva del concetto di origine, sia per l’ennesimo nome cui ci rimanderebbero …

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