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La disfatta onirica

Una sfumatura percettiva nel contempo ristagnante e rivoltante e rivoltolante una caotica esposizione di modelli riverenti e copie irriverenti, in origine esemplari di una libertà creativa, oggetti conformi alla meraviglia del punto di vista panoramico, in divenire perpetuo, perennemente esiliato, incarnazione del nozionismo nomade; perfettamente agiati tra le costumanze transumanti e gli habitus di una natura mondana, mondata dalle erbacce pestilenziali, eletta come la bellezza sopraffina, la seduttiva ospite di viandanti convergenti, e forse, le modalità si riveleranno a posteriori, divergenti da un’armonia imitativa – la concordia di fogli fotocopiati, praticamente identici, con le stesse zone d’ombra, i medesimi effetti di penombra e le simili macchie oscure; e il principio degli indiscernibili ? – ovvero lo scimmiottare il desiderio di eternità, la domanda addomesticante la morte, così come noi artefici della propria disciplina come auto-ammaestrati nonché divulganti il consenso al quieto vivere esercitato, il miserabile benessere appreso e rappreso, aspiriamo l’ebbrezza di una risposta – riposta sempre nei dati predati della domanda – insita nella richiesta di un’evoluzione marcatamente idilliaca di una morte vivente, cioè la morte educata al rispetto umano, involuta e/o convoluta e/o devoluta verso il piano della copia artefatta – fatta ad arte, l’artificio imploso – il grande scimmiottare – quasi la caratura di una caricatura, il potere del prendersi sul serio – lo spettacolo, il numero del domatore, il più riuscito, il più acclamato con tanto di presunzione fenomenologica; evviva !, un grande applauso al signore morto … un grande applauso alla signora morta … sono subentrati nella nostra comunità … sono accolti a braccia aperte e poi immediatamente conserte, dalla nostra comunità … la comunità degli esseri elevati all’essere copia di un miraggio …

Su ! Su ! Suvvia ! Dannazione ! Cosa diavolo aspettate ad applaudire … … …

… … … A breve sarà il vostro turno !

Un risveglio, palpebre umide di sostanza organica, nervo ottico rigido, orecchie tappate da bolle di sapone, narici raffreddate da una temperatura rasente lo zero relativo, bocca impastata da una dieta priva di carboidrati, un’estraneità è calata intorno al mio corpo e internamente ai sensi, la posizione eretta mi svela che l’orma sagomata sul letto è altra da me, le mie dimensioni ridotte, quasi rachitiche, testimoniano la presenza del ridimensionamento, sono quasi annichilito, comincio a prefigurarmi la percezione attraverso l’infinitamente piccolo ma il percetto è effimero, il torpore si rilassa, la sveglia urla buongiorno e la dimensione normativa reclama il diritto al dominio.

Un’insonnia, comparativo di maggioranza con le precedenti notti e superlativo relativo alle successive notti, ho coniugato il verbo del sonno senza l’ausilio dell’essere, ontologicamente folle e deontologicamente savio, ho canticchiato i rumori notturni, gli scricchiolii legnosi, gli eventi svolazzanti, i libri impaginati, sono scomparso come il fumo della sigaretta divenuta cicca, circa il processo temporale posso dire che si è svolto con successo, evacuato dal poggio orlato della tazza incassata del cesso, ha avuto accesso allo stormir degli istanti, ho rivoltolato lo spazio ripiegato in un angolo e dispiegato sul controsoffitto per distendere i ghirigori delle direzioni uniche e le piaghe da decubito della dimora fissa, il disallontanamento mi ha avvicinato alla frontiera e il disorientamento mi ha condotto alla parallasse, ho esplorato l’onirico e attraversato la metafora, degustato gli ossimori impreparati, declamato l’analogia silenziosa agli ospiti del come se dissimile, principio di diseguaglianza insufficiente, mi sono esercitato nello scomporre le equazioni dell’aporia, il sillogismo dell’utopia copulante la distopia, ho preso atto della noesi e compreso l’atto della prensione, in poche parole ho vegliato la mia ontologia.

Un sonno è stato preceduto da un russare, un orizzonte ha reclamato il rovescio del verticale, il riposo del perpendicolare per la procreazione del parallelo, una posizione adatta al riposo si è imposta come contrario alla sovrapposizione dei lavori inutili, lo sforzo di occultare gli sfarzi del lusso, un uso diurno – non diuturno – del notturno opposto agli abusi sul far dell’alba, i vizi delle ore piccole influenzanti e suggestionanti la scansione oraria, il dormire di un tenore russante i gorgheggi, modelli di virtù, di un’opera riassumente il tenore di vita del quotidiano, il sogno odierno è il diario degli avvenimenti pre e/o post-onirici, il disegno del reale affisso alle pareti oblique e ubique del museo onirico …

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