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Il padre eterno

Un esempio da seguire. Un modello che sfila alla ribalta delle azioni. In presenza dell’azione, alla presentazione, la dedica al padre è la massima a cui non ci si può sottrarre. Il figlio dell’azione, l’addendo somma l’azione del padre, l’addizione. La dedica della presentazione è l’addizione, l’azione del figlio che apprende la lezione del padre e ne ripete le azioni. La coazione a ripetere, il figlio ripete le azioni del padre. La ribalta delle azioni è il massimo nella scala della ripetizione. L’estremo, il massimo, è la massima con cui la presentazione dura nel tempo. Il padre, nella coazione a ripetere – è un figlio – opera l’insegnamento della massima. Il padre è nella massima della presentazione. Presenta in azione la massima e chiede al figlio di ripeterne l’azione. Il figlio è ligio alla ripetizione e la coazione è nell’addizione che diverrà dizione della massima per i figli del figlio e i nipoti del padre. Se la presentazione oltrepassa la doppia generazione, per i pronipoti il bisnonno sarà l’edizione dell’azione. Edizione limitata all’ante-nato, delimitata dal post-ero. La dizione della massima perdura. Il figlio nel come dell’azione segue le regole dell’addizione. Il primo tratto dell’azione recita la dizione. Il figlio dice e predice il come dell’azione paterna. Come diceva il padre, la massima del padre è l’addendo con cui l’addizione consegue il risultato dell’azione. Come diceva il padre e se nella recita ci si attiene alla buona pronuncia della citazione e all’esecuzione ripetuta dell’azione citata, si può essere certi che il risultato sarà lo stesso ottenuto dal padre, un risultato presente. Come diceva il padre, e il figlio padroneggia l’azione. Padri che citano i padri, figli che incitano i figli e nella concitazione dell’azione, la massima è l’estremo dell’azione. Ma sfugge la reazione. La reazione di un figlio, la reazione di un orfano. Un orfano, stando alla massima della dizione, dovrebbe essere l’anomalia dell’inazione. Insomma una contraddizione. No. Nell’insomma l’orfano è adottato, adotta l’addizione del padre reputato adatto o, nel caso in cui non dovesse compiersi la pratica dell’adozione, l’orfano sarà indetto dalla tradizione del tutore a norma di addizione, la dizione tutelare alle condizioni del tutore. Ci sono tutte le condizioni affinché l’addizione non sfugga alla dizione, finché dura la generazione. La generazione, le generazioni perdurano la durata del padre. Il padre è eterno nel dire del figlio. Come diceva il padre, e il figlio agisce. Alla ribalta dell’azione. Al figlio si ripresenta lo stesso dubbio del padre nell’imminenza di un’azione. Il figlio confida nel come del padre. Il padre, nel come, si è domandato, nel coinvolgimento dell’azione, il come del padre, e nello svolgimento del come ha riportato il risultato dell’azione. Il figlio riporta i come dei padri e nelle generazioni susseguenti perdura l’azione risultata. L’imminenza dell’azione è coinvolta nel perdurare del padre. La generazione, le generazioni perdurano nel tempo dell’azione, dell’azione adatta al tempo dello svolgimento. Svolgere il come dell’azione è coinvolgere il tempo della generazione. È una conferma del tempo nell’azione, una conferma del padre nell’azione imminente, una conferma del padre nell’azione eterna. Ecco come il come eterna il padre, la dizione del padre. Il coinvolgimento della dizione del padre nell’addizione dell’azione è la presentazione dell’eternità. Condizione dell’eternità del padre è la dizione dell’estremo dell’azione, la dizione della massima paterna, come diceva il padre. Il figlio è un padre in eterno. Non ci troviamo in presenza di un’esigenza di editto. L’editto è un dire fuori, fuori dell’azione domestica, è un dire che abbisogna di un pubblico per legalizzare l’azione funzionale. L’azione riconosciuta e risoluta nell’editto è l’azione del funzionario. Il figlio o il padre che agisce nella risoluzione dell’editto è un funzionario dell’azione al di fuori della dizione. L’azione domestica è l’azione della dizione, l’azione ammaestrata, l’azione nell’addizione, protetta nella presentazione in eterno, l’azione nell’estremo della dizione. L’editto non protegge l’azione, ma nel fuori dell’azione ne indice la risoluzione, l’azione è risolta al di fuori dell’addizione, è un’azione edetta. Non vi è traccia della dizione paterna, c’è un labile indizio di un’autorità che vorrebbe inglobare la funzione del padre. L’autorità dell’editto insegue la funzione della generazione per poter proliferare come padre e prolificare una sudditanza di figli riconosciuti, ma tutt’al più è confinata al ruolo di padrino per la cerimonia del battesimo pubblico. E per di più, l’editto non ha nulla a che fare con la presentazione in eterno, è il fuori della dizione temporanea. È il fuori nella perdizione del tempo. Macchia il tempo dell’azione, come un neo sull’epidermide. Come diceva il padre? Ricordati le mie parole figlio, risuoneranno in eterno nell’azione che tu, i tuoi figli, i figli dei tuoi figli e le generazioni filiali ripeteranno nel tempo.

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