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Il ludione

Diavolo, disse Cartesio. Ho rimediato il soggetto delle dispute filosofiche, ne ho rimediato la specificazione dell’io, il Dio triangolo rettangolo, e ebbene? L’argomento del genio maligno ritorna come se non ne avessi chiarito la sussistenza. Certo che no, io parlo e scrivo di essenza ed esistenza, mai di sussistenza. Se fossi costretto ad emendare la sussistenza del cogito dovrei porre l’ammenda dell’estensione, ovvero l’estensione situata in un divieto di sosta per la res cogitans, e l’impugnazione del divieto mendace, in quanto al cogito spetta la regolazione del piano d’arresto. La chiarificazione della sosta extensa consiste nella luce alogena della res cogitans. Ma nel bene, andiamo oltre e cerchiamo un luogo di sosta nei pressi della nostra dimora, la dimora della sussistenza. Non posso far sussistere l’argomento del genio maligno nella bestemmia, così come non posso far sussistere la prova ontologia con il linguaggio della preghiera. La preghiera è un’eco del cogito che si espande alla tensione di Dio. Dio, la sostanza infinita, perfetta e intelligente, è tensione, così come è il rogito dell’io; la res cogitans è attestata dal rogito e la res extensa è l’estensione di Dio limitata alla materia dell’uomo, materia che, nell’uomo, è extensa, ovvero non possiede tensione. La bestemmia è l’inganno consapevole, invero ho compreso di essermi ingannato e bestemmio contro il rogito, perché mai non mi ha avvertito della fallacia dell’atto o dell’idea infedele? Bestemmio contro il rogato per aver erogato e dato seguito al mio atto ingannato. Ingannevole è il rogato, ingannato l’erogato. Il raggiro dell’io nel girotondo di Dio. Ma la sussistenza è fuori stanza dal linguaggio. Il linguaggio è la risonanza del cogito nell’estensione, il cogito si estende nella res extensa tramite le corde vocali e i gesti del corpo, il linguaggio è la prova dialogica della corrispondenza pensante ed estesa. Quindi, nella preghiera e nella bestemmia rintraccio la chiarezza di una corrispondenza, il mittente pensante e il destinatario esteso, quasi il destino della res extensa in attesa dell’epistola e pronta a replicare, rispondere alle sollecitudini del cogito. Ma la sussistenza? La via più facile mi condurrebbe a far sussistere la res extensa come una propagazione delle onde pensanti, come la vibrazione dell’estensione sotto l’influsso del gorgheggio pensante, la sussistenza del pensante sull’esteso tramite la conversazione linguistica, sussistenza che converte l’estensione al pensiero, sempre nei limiti della res ex-tensa e non nella perfezione della tensione divina. La via più facile conduce al luogo del suvvia, suvvia lasciamo questo luogo, è facile che ci si smarrisca. Il difficile è ritrovarlo, il luogo del suvvia, il luogo della sussistenza. Vi è mai capitato, cari lettori, di ascoltare nel far del sonno, i rumori dell’arredamento? Gli scricchiolii del mobile o il tossire dell’ambiente domestico? Sono la cacofonia dell’estensione che ingiunge la tensione della res cogitans? Ebbene, nel dubbio, non sussistono. L’argomento del genio maligno mi fa dubitare di tutto, ma nel dubbio non posso dubitare del ma, nel dubbio la certezza è il ma, il ma avversativo e, dunque, sono certo del ma. Il ma come avversativo, si oppone al dubbio, limita il dubbio e congiunge al dubbio il ma che ne fa seguito, a seguito del dubbio, a seguito dell’argomento del genio maligno, il bensì. Al ma avversativo consegue il bensì del ludione, il bensì che fa luce su ciò che consegue dal dubbio. Dal dubbio, dall’ubbia privativa del genio maligno all’indubbio del bensì, al ludione che nel bensì fa seguire l’indubbio al dubbio. È indubbio che il ludione sia una certezza, dalla precipitazione nel dubbio all’elevazione nell’indubbio, è indubbio che al dubbio faccia seguito il bensì. La prova alogena del ludione è racchiusa nella sussistenza. Il bensì sussiste al ma avversativo. Nel verso del dubbio che conversa con la materia, che riversa il linguaggio nella materia e che converte la materia al cogito, nel verso del soggetto insiste il ma, il ma avversativo. L’avversione al dubbio del ma sussiste nel bensì dell’indubbio. Al ma sussiste il bensì, l’assoggettato. La prova alogena della sussistenza del ludione è nel bensì controverso, contro il verso del dubbio e nel verso dell’indubbio. Lo sprofondamento del soggetto e la risalita dell’assoggettato, il ludione. Il dubbio del soggetto è indubbio, assoggettato. Il ludione sussiste al genio maligno, come l’indubbio sussiste al dubbio. 

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