Prototipo

Al richiamo dell’impressione risponde la ripetizione. Influisce sulla percezione lo stato del percetto. Il percetto fa incetta della prensione. La prensione non riflette solo il tatto, flette il senso della vista, deflette il senso dell’udito, genuflette il senso dell’olfatto e dà senso al flettersi del gusto. La ricetta della prensione lascia uno spazio significativo all’apprendimento. Apprendimento senza apprensione. L’apprensione non riguarda lo stato del percetto, ma il moto del percipiente. La paura dell’urto, dell’ostacolo che il percipiente motiva nel percetto. Il percetto senza moto percipiente è stato, nel campo percettivo è motivato all’incidente. Incide come comprensione del percipiente che si avvicenda al percetto. L’accidente. Le vicende del percetto tamponano la fuoriuscita del percipiente. Le vicende del percipiente fanno atto di attrizione del percetto. L’apprendimento esercita le flessioni della sensibilità e le riflessioni contingenti della comprensione. In attesa della comprensione, la riflessione del contingente. Confluisce sulla percezione lo stato dell’affetto. L’affetto è immotivato, è emotivo. L’affetto è uno stato emotivo che desta un moto affettivo. Spinge, nella cosiddetta attrazione, un affettato nel senso dell’affettare. L’affetto opera l’incontro, l’affettato precede contro l’affettare, contro chi si assoggetterà all’affettare, l’afferente. Nell’operazione dell’affetto, l’affezione relaziona nel verbo reciproco l’affettato e l’afferente, ambedue affetti. L’affetto bifronte. La percezione del percetto e la concezione dell’affetto fanno presa sull’impressione. L’impressione percepita lascia la presa. L’impressione affettata rilascia la presa nell’espressione della ripetizione. Il tipo innanzi a cui l’impressione comprime il percetto e l’affetto si conferma. Fermo allo stato del percetto ripete il moto affettivo. Affermato nel moto percipiente ripete lo stato emotivo. Confermato nella percezione e nell’affezione. Il tipo dinanzi non passa inosservato, non oltrepassa l’emozione. Il percipiente motiva l’ostacolo al percetto. Il tipo innanzi al percetto disturba il campo percettivo, è il referente dell’avversione. Inquadrato come avverso, irretisce il verso della percezione. Percepire in attenzione il verso irretito, il percetto circuente. L’ente percipiente ad onta della versione originale della percezione, è attento al circolo avverso, al percetto tipico. Il percetto tipico, anzi avverso, assume l’autenticità del verso. Verso il percetto l’ente è percipiente. Conversione del percipiente al percetto, percezione. L’affetto è demotivato. Il tipo dinanzi è motivo di avversione. L’affetto si desta nello stato emotivo, ridesta il moto affettivo. Non può rincorrere il motivo dell’affezione né stare fermo in attesa dell’urto afferente. Messo in opera, l’affetto coniuga l’infinito, l’affettare. Gli affetti praticano la modalità infinita. La prassi concepisce l’incomprensibilità dell’infinito. L’affetto concepisce l’incontro con l’afferente e si compiace dell’infinito. È incomprensibile che la delizia dell’incontro possa ripetersi e nonostante l’avvicendarsi di percipiente e percetto, l’incidente della comprensione, che l’infinito sia coniugabile. L’affettato e l’afferente, ambedue affetti, sono in corrispondenza reciproca all’incomprensibilità dell’infinito. Se la reciprocità dovesse consolidarsi in una relazione confezionata su un’impressione depressa, sarebbe per l’incomprensione finita di uno dei due affetti. In effetti, l’impressione depressa è preconfezionata su una percezione e un’affezione con tanto di data di scadenza. Scade al termine del finito, il percetto frenato dal percipiente e l’affetto alieno all’affettato e all’afferente. L’incidente di percorso sarebbe un contrattempo sulla coniugazione dell’infinito e sul senso della prensione. Il prototipo è avanti la forma tipica dell’impressione, è anzi l’espressione della ripetizione. Il prototipo è nell’affetto dinanzi il percetto, nel percipiente dinnanzi l’afferente e l’affettato. Una figura che si fa largo nella forma, chiede spazio alle dimensioni per non sfigurare al cospetto dell’affezione, per non essere emarginata come uno sfondo su cui non fan bella mostra di sé i percetti, su cui le rimostranze della percezione trasfigurano. In prima istanza il passatempo del prototipo arreca fastidio, nell’istanza reiterata al contempo diviene, fa impressione. Espressione di una ripetizione proto-tipica.

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  1. Sara Cantieri
    9 febbraio 2011 alle 3:54 pm

    Grazie!!!

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