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Il settimanile

Camera oscura. La luce di sicurezza illumina un mobile. Un ingranditore percettivo fissa il mobile alla fotografia della settimana. Sette giorni in un periodo rimpinzato dal nome ordinale: dal primo giorno, lunedì, al settimo giorno, domenica. L’ordine dei giorni è attrezzato di negativi stampati sull’anteriore dei cassetti. Il negativo del giorno ordinale è la disposizione dall’alto in basso dei sette cassetti. Il primo, il cassetto del lunedì, scorre orizzontalmente al piano della domenica, estratto dalla cornice del mobile, mette in piena vista l’intimo quotidiano. Il primo giorno è tale in quanto punto di riferimento, termine di riferimento, della settimana lavorativa. Il lavoro comincia dal lunedì, comincia il lavorio sull’intimità e il corpo deve mostrarsi dal profondo. L’indole manifesta la nobiltà di sangue. Il sangue sottocutaneo non conosce pause, irrora la distribuzione dei muscoli, immuni alla fatica; lo sforzo è il picco, il culmine di un corpo esangue, la forza è la circolazione del sangue in un corpo immune. La vita interiore nella nobiltà del lavoro fa mostra di sé dal primo cassetto, dal primo giorno della settimana. Il secondo, il cassetto del martedì, stride con il ripiano superiore. Non scivola, così come nei presupposti, sui binari premessi, contrasta con il volume del lunedì e, disarmonico alla nobiltà di sangue, contesta l’intimità. Dalla nobiltà ematica alla nobiltà d’animo, fa mostra di sé l’animosità dell’incastro. La presupposta nobiltà di sangue fa posto alla nobiltà d’animo. L’animo di piano non può assecondare la scelta stilistica del primo piano. Insofferente al rivestimento del primo cassetto, sveste l’intimità come nobiltà di sangue per vestirla di nobiltà d’animo. Non sussiste l’armonia prestabilita del primo e del secondo cassetto, il calcolo è inesatto. L’esigibilità dell’animo consiste nel dissanguare il corpo per mostrare la vita interiore. Il terzo, il cassetto del mercoledì, è bloccato. Non si apre, nonostante l’impegno e l’intenzione di confutarlo. È il ripiano tumulato. Impenetrabile, nonché inespugnabile, in quanto decomposto. È tutt’uno con la struttura del mobile. Fa tutt’uno con la cornice del settimanile. Nel mezzo dei termini di riferimento è in materia prima, in massello, due piani al di sotto l’ultima altezza del mobile. L’intimorita comodità, il riserbo di uno spazio incosciente. Se volessimo scomporlo incontreremmo la riprovazione, e per di più dovremmo smentire la struttura del mobile. Il quarto, il cassetto del giovedì, è un tiretto in memoria del precedente volume incassato. Dimostra da sé e per l’antecedente la cessione di forza. La forza interiore va al di là delle leggi fisiche, delle leggi di supporto. Il tiretto scorre che è un piacere. Il piacere di un vano scorrevole. Non incontra ostacoli e l’immagine nel vuoto di contenuto assolve la forma dell’aldilà. Derivato del legno, è una figura plastica. Modella il corpo con l’aderenza di un abito talare, tallone d’Achille per un corpo sfinito dai tentativi di scomposizione del mercoledì. L’al di qua del giorno anodino. Il quinto, il cassetto del venerdì, è intuitivo. Guarda dentro la settimana e ne avverte il logorio. Il logo della settimana termina di venerdì, il logo come quintessenza dei giorni. Nell’idealità del quotidiano il quinto giorno segna il sospiro di appagamento. Il soggetto dell’enunciazione: “Pagherei affinché la settimana avesse termine.” È appagato, la settimana, nell’intuizione del venerdì, termina. La quintessenza discorre con l’idealità e pone, impone il finesettimana. L’oggetto dell’enunciazione: ”Riscuoto il credito” e l’enunciato è formulato. La formula dell’enunciato: il quotidiano paga il giusto l’ordinario. Il sesto, il cassetto del sabato, è la festa della rimembranza. È un cassetto sottoposto agli altri. Stipato di vesti per l’assieme delle membra del corpo. La rimembranza è la vestizione delle membra. Il corpo vaga nei locali adibiti all’adesione. I corpi infestati si dimenano a più non posso, sgambettano per la fortuna della scoperta, dondolano fino a dedicare al cielo il dito indice, madidi di sudore. Le vesti della festa, permeate, impregnate di sudore celebrano l’aderenza al corpo. Al sesto giorno, di sabato, il corpo è il festeggiato. Bisogna staccare la spina dal circuito lavorativo, celebrare il corto circuito del quotidiano come applicazione del salvavita. Il settimo, il cassetto della domenica, è il cassetto sovrastante. L’ultimo dei sette, il più basso del settimanile è il penultimo. Avverte con un colpo di reni di non contrarsi, irrigidirsi sul senso dell’ultimo giorno. La tradizione domestica vuole che la domenica sia il giorno del riposo, il giorno delle visite attese. Il penultimo non disattende i vincoli, offre alla vista e al tatto una fascia dorsale, esige l’incolonnamento. Si cautela con le conversazioni familiari che blandiscono, vezzeggiano l’intimità.  La nobiltà di sangue congloba, si raggruma in superficie alla lacerazione della vita interiore. Star ritti e ritornare al primo cassetto. Aver sempre lo sguardo alto. Procedere a capo alto. La domenica non incrocia l’ultimo giorno della settimana, è il penultimo, il giorno zero della settimana. Camera oscura. Dalla luce di sicurezza emerge un mobile. La fotosintesi della settimana.

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  1. Sara Cantieri
    8 febbraio 2011 alle 5:30 pm

    l’ho letto in metro e non ho avvertito le sette stazioni, ti dico di più avrei preferito che le stazioni fossero un bel di più :*

  2. 27 settembre 2011 alle 4:26 pm

    That was very illustrative piece of writing

  3. 2 ottobre 2011 alle 9:19 pm

    I don’t disagree with you

    • 3 ottobre 2011 alle 12:50 pm

      Well. Also I. The first person is in agreement with second, singular or plural, one.

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