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Giallo censito

Il senza fissa dimora è a pezzi. Esanimi, decomposti, brandelli di corpo senza vincolo organico sono sensibili alla testimonianza del bighellone fra i luoghi. Lo sfaccendato, senza determinata meta, inciampa con lo sguardo, il grave della visione, la visione grave, in avanzi di un corpo. A spasso tra i luoghi, manda all’aria lo sguardo sull’amputata anatomia, e a gambe levate corre a riferire le coordinate della necroscopia agli uomini in divisa. È preferibile che cadano le braccia a chi è di consueto in rapporto privilegiato con l’anatomopatologo. I tutori dell’integrità corporale, dopo aver legato i polsi al testimone compulsivo, si lasciano traghettare al luogo della dissezione. E in loco ai tre corpi non regge la mandibola. Un corpo scheletrico, piegato sulle ginocchia traumatizzate, la visione genuflessa è una chiara diagnosi, completa la recisione mutilata. Gli incorporati si riprendono la mascella nel palmo della mano, meglio riprendono il coraggio a due mani e all’unisono urlano: “Mani in alto!” Il consunto sottostà all’ordine e l’altitudine ostensiva delle mani è misurata da un bisturi mancino e da garze sterili corrette. Mentre uno dei due tutori tiene per i polsi il testimone, l’altro intima al consunto di gettare i ferri della necropsia, dimodoché possa metterlo sotto i ferri. Solo il metallo inanellato rende inoffensivo il consunto, il corroso. I quattro necrofili sono avvicendati nello spazio di pochi metri quadrati – desipere in loco. Il necrologista, il testimone, con tanto di sorpresa dei due necrofobi, dà fiato alla biografia, chiede al necroforo: “Perché è tornato in loco? Dunque l’assassino torna sul luogo del delitto è una verità speculare?” Il consunto necroforo risponde con tanto di occhi: “No!, amico mio dai polsi relati. Sono tornato, semplicemente, a concludere la scorporazione. Purtroppo la fascia oraria precedente non è stata consona alla finalizzazione e ho fatto ricorso allo straordinario. E qui non le nego una malcelata ironia, la fascia oraria prestata allo straordinario è sempre soggetta al controllo degli uomini in divisa e come può ben vedere, sono stato pizzicato!” La tetralogia del delitto è una composizione di enunciazioni in loco del derelitto mutilo. Ma qualcosa manca a che il loco divenga loculo, e non è l’epitaffio. Nelle ore medie del giorno stecchito, che fanno seguito all’immediato dell’azione scorporata, i colleghi necrobiotici dei necrofobi, ricompongono il corpo amputato. L’imputato, reo confesso, è condannato mediante rito abbreviato, alla morte per necrosi, sacrificio per cancrena, propiziante i fuochi fatui. Il testimone, il necrologista è libero da ogni legaccio, ma più che ritornare a ciondolare, si ripromette di prendere la vita per i polsi. I due tutori dell’integrità corporale esercitano, di continuo, le mansioni a cui sono addetti: commisurare le ombre dei corpi alle fonti luminose, per ogni trasgressore dell’ombra posturale, per ogni positura scomposta, sarà nominato un tutore ortopedico. Il mistero del loculo non permette al caso di compiere il corso naturale, di essere registrato quale chiuso. Chi è il designatore rigido del corpo mutilato? Quale nome possiede il corpo fatto e rifatto a pezzi? La magistrale logica dei pubblici incorporatori non può che fare ricorso a uno strumento stimato. Dobbiamo censire i corpi e differenziare chi manca all’appello, rispetto al precedente censimento. Consegnare il designatore rigido all’assente. E annoveriamo il censimento come prova della rigidità corporea, in nome del censimento. Il censimento ha luogo.  

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