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L’usato dell’oro

I procacciatori di prelazioni soppesano l’orogenesi. Garanti del valore di mercato, si avvalgono dell’orografia in carati. I 24 carati della tenerezza costituiscono l’incorruttibilità della rendita, vitalizio terreno detratto dei minerali imponibili, eredità di una terra fertile nel rispetto dei periodi di alternanza, su cui non si edifica l’abusivismo monumentale. I 18 carati caratterizzano l’oro iscritto al collocamento, l’oro adatto alla lavorazione e a far lega con altri metalli per indurirsi e esser riconosciuto come qualificato nel settore del commercio. I procacciatori per poter mettere nero su bianco l’orografia, conseguono la licenza oronima, previo esame di estrazione alluvionale e mineraria che attesta la formazione orologica, legata alla nascita e alla finalità del bene, quasi un oroscopo. Licenza che accorda l’altezza dell’insegna del monte dei pegni: “Compro e vendo oro”. L’oro lega due soggetti ad un avvenimento temporizzato in un oggetto aureo. Un soggetto compra l’oro lavorato in oggetto, metallizzato in allegato, e lo dona all’altro soggetto. La temporalità aurea rimanda al quando dell’avvenimento e ricopre il corpo di un soggetto, o di entrambi i soggetti, con un ornamento. La sicurezza del fregio determina l’usato sicuro. Accade che in un concorso di cause minute minuziose, seconde secondanti l’ora prossima al risultato del corso temporale, il quando del tempo si corrompa in un tempo perso. Quando il tempo è tempo di crisi, recessione del tempo di acquisto, l’avvenimento temporizzato in oggetto aureo subisce una svalutazione, l’oggetto aureo diminuisce di valore, o acquista un valore di scambio per il presente appetito e l’avvenimento acquisisce l’importanza del ricordo senza oggetto, del ricordo nella memoria virtuale dei soggetti. Nel presente i soggetti appetiscono altri desideri, altri avvenimenti del quotidiano, ma privi di mezzi barattano l’unico mezzo, una volta considerato intermezzo della loro vita, il mezzo aureo, l’oggetto aureo per attualizzare la sussistenza presentata. Dalla pianura del fabbisogno quotidiano risalgono al monte dei pegni e cedono la prelazione dell’oggetto aureo al procacciatore che soppesa. L’orogenesi registra la trasmutazione dell’oro in mezzo di scambio per il fabbisogno quotidiano. Nel valore del giorno corrente i soggetti contraccambiano il ricordo con l’attuale appetito. Nel quando del tempo recesso l’avvenimento è temporizzato in oggetti corruttibili. Corrotti e dimenticati. Nel plusvalore del giorno concorrente l’appetito tornerà a farsi sentire, a reclamare il valore di scambio consumando la muta devoluta dall’oggetto aureo. La commutazione dell’aureo in marcio appetito. Il giorno ricorrente segnerà l’esaurimento degli oggetti corruttibili e tenterà di intaccare la memoria virtuale dell’avvenimento aureo. Ma l’avvenimento aureo ha la qualità pura della rendita, è incorruttibile. Erompe nel presente come un usato sicuro e non un abusato corrotto.   

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