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Imbozzolato

Il correttore di bozze mette in riga la scrittura. Immune all’inchiostro appena sovrapposto al foglio, munito di riga in parallelo verifica l’allineamento dei caratteri alla grafologia del reggente, il reggipenne. L’inclinazione dei caratteri all’identità di un genere letterario, nel particolare della congiuntura dei paragrafi, denota a piè di pagina la data di rettifica. La parafrasi segna nel nota bene la scadenza della rettifica con la ratifica del grafomane. Amici di penna o adulteri della penna? Nella corrispondenza della biro, la carica della sfera, dal centro del passo al compasso sottolineato sulla superficie sferica, assegna il medesimo valore al refuso. L’inchiostro è ai margini della composizione, tra le righe. La svista residua nell’astuccio trasparente della penna. Il grafomane e il correttore carichi di rivalsa da tradimento minacciano uno strappo. La pagina, come terzo incomodo, testimone della relazione infedele, teme per la propria integrità. Ma l’editore, giudice incensurabile, cita il contratto stilografico, recita la formula del triangolo irregolare, il teorema della seduttrice: la sensualità di una seduttrice è equivalente al consenso del sedotto e dell’attratto. L’erometria da quattro soldi – letteralmente – dell’editore compensa gli espropri di penna, il correttore e il grafomane concordano circa il segno rosso di cassatura e privi di acredine da umore nero, approvano l’amicizia di penna. Depennare un amico equivale a distrarre l’inchiostro con l’incanto della pagina verginea, bianca. L’intestazione dell’epistola reca in calce il soprannome del mittente, la detestazione nel carteggio ripone in fede lo pseudonimo del destinatario. Nell’eteronimia della documentazione, titolata nell’omonimia della cartella, i residenti all’indirizzo recto e verso senso civico, impostato sulla busta, sono affrancati dalla lettera e obbligati alla costante nel rapporto epistolare, in parola di un rinnovamento delle lettere. Il grafomane adatta un titolo, consulta la grafomanzia e nel responso è titolato, ha i titoli per reggere e controllare il grafospasmo. Il correttore di bozze, tutore e grafometro, richiama alla legalità, regalità dei dati di prevendita, presentando lo spauracchio del vilipendio del senso comune direttamente proporzionale alla tabula rasa dei diritti d’autore. Se il titolato si adegua ai consigli del tutore acquisisce in nota il confronta con la tutela, diviene tutelato, in caso contrario, sempre in nota, preceduta da un asterisco, si segnala la lacuna sub iudice, sotto il giudizio del giudice. La revisione delle pagine consegna lo scambio epistolare alla perfezione delle missive. I messi comprovano la rilettura compiuta con il compromesso del testo definitivo, espunto della graforrea. Il testo consegnato alla stampa, nel carattere tipo della grafia, in tipografia è impresso su una matrice da riprodurre. La riproduzione è accesa, si surriscalda per la monomania della stampa, varia la combinazione delle lettere in parole che rendono indecifrabile, atemporale il periodo, elimina, dopo un battibecco, la lettera irriverente nella proposizione incriminata, sovrascrive le lettere allotropiche, macchia un’intera pagina dell’ira riarsa. Idiosincratica ai numeri, graffia la successione delle pagine con la sciarada dei residui d’inchiostro. Dalla tipografia alla distribuzione alla lettura al dettaglio, l’errore di stampa.

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