Home > Articolo indeterminativo > Favola dell’alba

Favola dell’alba

C’era una volta un principio. Causa di sé. In effetti, il principio sussisteva nel caos. Negli affetti, il principio non aveva impulsi. Il principio immaginava un’estensione nei fatti. Privo di conseguenze, mai in tempo, c’era un principio. Il principio, nel tentativo di mutarsi in verbo: principiare, fiatò il predicato. La predica non poteva esordire dal c’era una volta; fattasi verbo, principiò il c’è due volte. Una volta la causa di sé, due volte la causa neologica, la causa efficiente. Nel due, il principio comprese l’efficienza della parola. Efficienza che nello sputo inficiava la dipendenza del causato. Nel segno dello sputo, il principio intravide il remoto e articolò la prima relazione, il coefficiente. Nella coefficienza la parola divenne in atto e la causa per sé commutò il primo efficiente. Il principio della parola, il discorso, fluiva ai margini della causa di sé e della causa efficiente con il vettore della coefficienza. Il margine limitava il due volte della causa efficiente, il causato efficiente, l’effetto come confine situava in superficie, raddoppiava la causa dipendente in causa efficiente e causa finale. Il principio nel discorso riprese la causa finale e nel finito conchiuse la causa di sé, nel punto che consegna al respiro le chiavi della parola, dopo l’invasione a singhiozzo tra una parola e l’altra. Il principio, a fortiori apprese la causa per sé. La causa per sé commutò il primo efficiente e il fine ultimo. Il principio, oramai nel c’è due volte, ricordò il c’era una volta. Ricordò il discorso e nel particolare della lettera rapportò l’ordine alla causa materiale. Nel due volte dell’effetto e del finito, ordinò la congiunzione in una intrinseca materia, la materia delle lettere; per comporre l’effetto e il finito abbisognava di lettere, lettere materiali, “efonti” combinate e reiterate, reiterate nella combinazione, combinate nella reiterazione. Nell’opposizione fra effetto e finito, la causa materiale adombrava l’eminenza di una causa, non causa di sé, né causa per sé: causa in sé. Causa in sé che il principio rimembrò di aver ascoltato in modalità indeterminativa nelle letture favolistiche al tramonto; causa in sé: essenza dello spirito. Alla causa materiale garbava la corrispondenza, la scrittura delle lettere necessitava di un destinatario e il principio espose la causa formale. La forma in cui ordinare le lettere: la parola. Parola che come causato, avesse l’autorità di richiamare la causa formale e l’istituzione di un ordine cui far corrispondere la combinazione e la reiterazione delle lettere, la comprensione delle cause intrinseche all’effetto e al finito, la materia e la forma. Il principio da causa in sé del c’era una volta, a causa per sé del c’è due volte, è sul punto di scrivere il ci sarà più volte – oramai è in tempo, è nel tempo, la logica del tempo – il ci sarà più e più volte il principio dell’ordine sussistente nel caos divenuto un principio del bianco consistente al caos, l’albescere.

Annunci
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: